(Qui da noi)

I tabiunār Mamante  e  Delmo

Fachėn, il ladro Fasān,  la Giusi che ballava al suono dei clacson,  Salėn  che saltava nel mezzo di una rissa per scazzottarsi al posto di uno sconosciuto poco combattivo.

 

Personaggi metā veri e metā da leggenda di paese, un paese immerso nelle nebbie autunnali e nella spietata afa della campagna ferrarese,

fra il puzzo del letame e il profumo del pane fatto nei forni a legna.

 

 

Tanti, tanti anni fa, con la guerra in corso o appena finita, con gli spernacchianti Mosquito che portavano i braccianti al lavoro negli anni '50, Gildo  e  Cunsòrzzi a fare la prima esperienza di sesso, Carlaza  che sparava alle biciclette nel buio pių pesto, la famiglia Suriān proprietaria di una paletta giustiziera.

Spettacolo di racconti semiseri e semiveri, dove il dialetto si intreccia con l'italiano con la scarsa eleganza di una pronuncia sgiaronata, come si dice qui.

Chi 'd zzā da nu, qui da noi.